Agopuntura in Piemonte
a cura del medico agopunture
Ekaterina A. Vorontchikhina
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La prima seduta è sempre un po’ speciale perché è il momento del dialogo, o meglio dell’ascolto. Non soltanto di cosa il paziente descrive con le sue parole in quanto a sintomi , ma di ascolto anche del suo corpo, direttamente. Guidato da cosa il paziente racconta, il medico agopuntore è in grado di approfondire da diagnosi dell’origine reale (spesso un po’ diversa da quella percepita) dell’affezione anche attraverso la digitopressione delle diverse parti del corpo da esaminare. Durante la prima seduta il medico agopuntore instaura un dialogo con il paziente, invitandolo a descrivere le sensazioni – a iniziare a quelle dolorose o di pesantezza – che egli percepisce nel momento in cui il medico preme o manipola determinati punti sulla superficie del corpo.

Una volta conclusa la diagnosi, il medico agopuntore elaborerà una suo piano terapeutico personalizzato sullo specifico caso, basato fondamentalmente sul ripristino di quell’equilibrio il sui sbilanciamento è stato la causa del disturbo.

A questo punto, la seduta si conclude con l’infissione degli aghi, la cui localizzazione, profondità e inclinazione varierà in funzione del piano terapeutico adottato per la specifica patologia. Solitamente 6-10 aghi possono rappresentare un numero sufficiente per una seduta: essi vengono infissi uno di seguito all’altro, lasciati agire per circa 20-30 minuti (durante i quali il paziente dovrà restare fermo, anche se non per forza immobile) e nella loro periodica stimolazione tramite piccoli movimenti da parte del medico.
Anche la rimozione degli aghi avviene in modo consecutivo, al termine della seduta. Solo raramente appare una goccia di sangue all’atto dell’estrazione.

In occasione delle sedute successive la parte diagnostica e di elaborazione terapeutica sarà sostituita da un più breve dialogo di aggiornamento tra medico e paziente, finalizzato a recepire le risposte che il corpo di quest’ultimo sta iniziando a fornire a fronte della terapia, e quindi ad apportare eventuali modifiche o integrazioni al piano terapeutico.

In casi particolarmente refrattari, dove lo stimolo fornito dalla semplice presenza e manipolazione degli aghi non dovesse bastare, il medico agopuntore può fare ricorso a presidi sanitari come ad esempio lampade ad infrarossi che riscaldando la testa dell’ago trasmettono per conduzione questo calore in profondità, erbe aromatiche riscaldanti da utilizzare in prossimità delle infissioni, e infine piccolissime tensioni elettriche modulate sotto forma di elettrostimolazione degli aghi infissi.